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Rimpiangeremo Fioroni?
Moretti Scrive:di Dedalus
E’ ormai evidente a tutti che il governo Prodi è sempre più appeso a un filo. Tra senatori che sembrano sul punto di defilarsi (non come risultato di un ribaltone politico ma, come ha ben scritto Eugenio Scalfari, di una semplice compravendita di voti), tra Dini e Mastella che spingono da una parte e la cosiddetta sinistra radicale che cerca di forzare dall’altra (vedi sul welfare, oltre l’accordo raggiunto sancito dal referendum sindacale), ogni giorno che passa la maggioranza mostra il proprio sfilacciamento. E’ il caso allora di chiedersi: cosa succederà nella scuola se questo governo dovesse cadere?
L’attuale ministero della P.I. dopo alcuni pasticci iniziali (ad es. la questione dei fondi per le supplenze, le incertezze sul tempo pieno) ha alternato, nel corso di un anno e mezzo di vita, provvedimenti importanti (l’obbligo a 16 anni, il ripristino delle norme sul tempo pieno nella scuola primaria, le nuove Indicazioni nazionali, il finanziamento per le sezioni primavera, il pagamento dei supplenti per maternità, ecc.) a iniziative abbastanza discutibili o ad effetto di cui forse non si sentiva il bisogno impellente (il recupero dei debiti scolastici, l’enfatizzazione del fenomeno del bullismo).
Ma indubbiamente qualcosa ha fatto. Anzi, non poco, tenuto conto anche dei risicati margini di cui dispone questa maggioranza. Forse non tanto per iniziativa del ministro Fioroni che, di certo, non ha una grande competenza sui problemi della scuola (di lì certe uscite un po’ estemporanee), quanto dello staff che lo circonda, di supertecnici quali Bastico, Farinelli, Barbieri, ecc.
Se Prodi dovesse cadere (qualcuno dice a metà novembre, altri a primavera) quale scenario si prospetterebbe? Con la (prevedibile) vittoria elettorale della CdL é facile immaginare il ritorno in auge di Valentina Aprea e di tutto l’armamentario della riforma Moratti. A cominciare dal cambio di nome (ministero dell’istruzione e non più, significativamente, della pubblica istruzione) per finire con la riproposizione dei capisaldi della legge 53/2003. Sul tempo pieno non c’è neanche bisogno di perdere tempo, annullando l’art.130 del testo unico appena ripristinato: basta tagliare gli organici docenti e contrastare qualsiasi sviluppo di classi a tempo pieno per condannarlo ad essere un modello residuale. Per non dire della legge regionale di Formigoni, che non avrebbe più ostacolo alcuno.
Il ritorno dunque della scuola azienda, spazio illimitato per la scuola privata (che pure non è stata certo trascurata dal centrosinistra in carica) a fronte della dequalificazione della scuola pubblica, in una logica liberista senza più freni.
Vuoi vedere che si arriverà a rimpiangere il ministro Fioroni che pure grandi consensi non ha finora registrato? Parafrasando il famoso detto, meglio morire democristiani che berlusconiani… Meglio, sicuramente meglio.
Dedalus
da scuolaoggi.org
Postato il Mercoledė, 24 ottobre 2007 alle ore 10:46:56 da Redazione